Quale libertà?
- unamarziana
- 4 apr
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Aggiornamento: 5 giorni fa
Una riflessione tra astrologia, scienze cognitive e condizionamenti invisibili

Introduzione: siamo davvero liberi di scegliere?
L’idea che ogni individuo sia liberə di scegliere chi diventare e come agire costituisce uno dei pilastri fondamentali delle società moderne. Tuttavia, le ricerche in psicologia cognitiva, neuroscienze e sociologia hanno profondamente messo in discussione la reale esistenza del libero arbitrio, come lo intendiamo comunemente. In un’epoca in cui la rapidità delle decisioni e la complessità dei contesti sociali sembrano predefinire il nostro comportamento, diventa essenziale interrogarsi: quanto sono realmente “nostre” le scelte e in che misura esse emergono da processi automatizzati e condizionati?
Euristiche e bias: le trappole della mente
Il concetto di euristica fu introdotto da Amos Tversky e Daniel Kahneman negli anni '70, rivoluzionando la comprensione del pensiero umano. Le euristiche rappresentano scorciatoie cognitive che il cervello impiega per prendere decisioni rapide in situazioni di incertezza; sebbene evolutive e funzionali, tali strategie possono portare a errori sistematici – i cosiddetti bias cognitivi. Tra i bias più studiati troviamo:
Bias di conferma (confirmation bias): la tendenza a privilegiare informazioni che confermano le proprie convinzioni, trascurando dati contrari.
Euristica della disponibilità (availability heuristic): la valutazione della probabilità di eventi basata sulla facilità con cui esempi rilevanti emergono dalla memoria.
Euristica della rappresentatività (representativeness heuristic): il giudizio di appartenenza a una categoria basato sulla somiglianza con uno stereotipo, che può portare a errori di classificazione.
Effetto ancoraggio (anchoring effect): la tendenza a dare un peso eccessivo alla prima informazione ricevuta durante la formulazione di giudizi.
Kahneman, in Thinking, Fast and Slow (2011), distingue il pensiero in due sistemi: il Sistema 1, rapido e intuitivo, e il Sistema 2, più lento e razionale. Questa distinzione evidenzia come la maggior parte delle decisioni quotidiane si basi su processi automatici e preconfezionati, sollevando interrogativi fondamentali sul concetto di libero arbitrio.
Parallelamente, il neurologo Benjamin Libet ha condotto una serie di esperimenti pionieristici negli anni '80 che hanno influenzato il dibattito sul libero arbitrio. Nel suo studio più celebre, pubblicato nel 1983, i partecipanti venivano invitati a compiere semplici movimenti volontari (ad esempio, premere un pulsante) mentre veniva monitorata l’attività cerebrale tramite elettroencefalografia (EEG). I risultati evidenziavano la presenza del readiness potential, un potenziale di preparazione che iniziava circa 550 millisecondi prima dell’esecuzione del movimento, ben prima che i soggetti riportassero la consapevolezza della volontà di agire, la quale si manifestava solo circa 200 millisecondi prima dell’azione. Questo ritardo suggerisce che il cervello avvia il processo decisionale in maniera inconscia, sollevando questioni sulla causalità e sulla volontà conscia. Per approfondire questo studio fondamentale, si consiglia di consultare il lavoro originale di Libet et al. (1983):Time of Conscious Intention to Act in Relation to Onset of Cerebral Activity (Libet et al., 1983).
Studi successivi, come quelli condotti da John-Dylan Haynes e colleghi, hanno ampliato questi risultati utilizzando tecniche di imaging funzionale, come la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Nel loro studio pubblicato nel 2008 su Nature Neuroscience, Haynes et al. hanno mostrato che segnali neurali predittivi di una decisione possono essere rilevati fino a 7-10 secondi prima che il soggetto diventi consapevole della scelta. Questi risultati forniscono ulteriori evidenze che gran parte delle nostre decisioni sia guidata da processi inconsci, ben al di là della percezione cosciente. Per maggiori dettagli, consulta :Unconscious determinants of free decisions in the human brain (Haynes et al., 2008).
Sociologia, costruzione sociale e condizionamenti culturali
Oltre agli aspetti cognitivi, la sociologia offre una prospettiva fondamentale sul concetto di libertà. Pierre Bourdieu, con la sua teoria dell’habitus, ha evidenziato come le pratiche, le credenze e le percezioni siano interiorizzate attraverso l’interazione con le strutture sociali – dalla famiglia al sistema educativo, fino ai media – guidando le scelte degli individui in modo quasi impercettibile. Le preferenze e le decisioni, dunque, risultano fortemente modellate da fattori quali il capitale culturale, la classe sociale, il genere e l’istruzione.
Michel Foucault ha ulteriormente approfondito il tema del potere e del controllo, analizzando come le istituzioni e i saperi contribuiscano a formare soggettività e comportamenti. Attraverso dispositivi di disciplina e normalizzazione, l’individuo viene indottrinato in una rete di pratiche che, pur offrendo una parvenza di libertà, limitano l’autonomia decisionale.
Infine, ricerche classiche di psicologia sociale, come lo studio sulla conformità di Solomon Asch (1951) e l’esperimento sull’obbedienza all’autorità di Stanley Milgram (1963), evidenziano come il contesto sociale influenzi fortemente il comportamento individuale, spesso andando oltre la volontà consapevole.
Astrologia e consapevolezza: una scienza simbolica della psiche
In questo panorama interdisciplinare, l’astrologia si presenta come una scienza simbolica della psiche, capace di rivelare aspetti di noi stessi altrimenti difficilmente osservabili. Attraverso il linguaggio dei simboli – segni, pianeti, case e aspetti – l’astrologia offre una mappa dei nostri paesaggi interiori, permettendoci di acquisire una maggiore consapevolezza delle dinamiche che influenzano le nostre scelte e il nostro sviluppo personale.
Come evidenziano Dane Rudhyar in L'astrologia della trasformazione (1978) e Liz Greene in Astrology and the Psychology of Growth, l’astrologia non predice un futuro predefinito, ma fornisce uno strumento di introspezione che stimola processi di consapevolezza e trasformazione. Questa maggiore consapevolezza, a sua volta, rappresenta il primo passo verso l’avvicinamento a una forma autentica di libertà.
Conclusione: quale libertà?
Se le neuroscienze e la psicologia cognitiva mostrano come molte delle nostre decisioni siano il frutto di processi automatici e inconsci, e se la sociologia rivela come le strutture sociali influenzino le nostre scelte, allora l’astrologia – intesa come scienza simbolica della psiche – ci permette di mettere in luce quelle parti di noi che altrimenti avremmo difficoltà a vedere. Essa ci offre strumenti per accrescere la consapevolezza, e da questa consapevolezza nasce la possibilità di avvicinarsi a una forma autentica di libertà.
Forse la vera libertà non è un punto di partenza immutabile, ma una soglia che si conquista progressivamente, ogni volta che ci fermiamo a osservare, a riflettere e a comprendere i meccanismi che guidano il nostro agire. In un mondo in cui i condizionamenti invisibili sembrano definire ogni aspetto della nostra esistenza, la domanda rimane aperta:
Da dove parte la nostra libertà autentica e come possiamo, attraverso l’integrazione di saperi – cognitivi, sociologici e simbolici – trasformare quei limiti in opportunità di crescita?



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