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Vocazione e missione: chi siamo davvero al di là della carriera

  • unamarziana
  • 8 apr
  • Tempo di lettura: 4 min


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Viviamo in un’epoca in cui la parola “vocazione” è stata ridotta a sinonimo di “carriera”. Fin da piccoli ci insegnano a pensare in funzione di ciò che faremo da grandi, non di ciò che siamo. E così, senza accorgercene, ci allineiamo a una cultura della performance che misura il valore della nostra esistenza sulla base della produttività, del guadagno, della visibilità.

Eppure, in ognuno di noi c’è qualcosa di più profondo, una voce sottile e potente che ci sussurra — a volte ci urla — perché siamo qui. Una vocazione vera, una missione dell’anima, che non ha nulla a che vedere con i titoli, i ruoli, né con il successo come lo intende il mondo. Lo sappiamo, nel profondo. Ma ce lo dimentichiamo.


La cultura della performance e la perdita dell’anima

In La società del rendimento, il filosofo Byung-Chul Han spiega come l’individuo contemporaneo sia passato da un sistema disciplinare (basato sul divieto) a uno auto-impositivo: oggi siamo diventati imprenditori di noi stessi, ci auto-sfruttiamo in nome della “libertà”, che però è spesso solo una gabbia invisibile. Allo stesso modo, in La cultura della performance, il sociologo Alain Ehrenberg mostra come la nostra società abbia sostituito l’autorità esterna (religione, famiglia, istituzioni) con una forma di autocontrollo basata sull’efficienza, la prestazione e l’autovalutazione costante. Non siamo più “costretti” da altri, ma ci costringiamo da soli, inseguendo modelli di successo sempre più inaccessibili, e giudicandoci severamente quando non li raggiungiamo.

In questo contesto, il collettivo filosofico Tlon, con libri come Tu non sei Dio (di Maura Gancitano) e Prendila con filosofia, ci invita a fermarci e porci domande radicali: Chi sei tu, oltre ciò che fai? Qual è il tuo posto nel mondo, al di là del sistema? È proprio lì che comincia il vero viaggio vocazionale, quello che ci riconnette alla nostra essenza più autentica.

Anche Alessandro Baricco, nel suo saggio The Game, esplora come la rivoluzione digitale abbia trasformato radicalmente il nostro rapporto con l’identità e il senso: nella società postmoderna tutto è gioco, immagine, e movimento — ma proprio per questo diventa ancora più urgente tornare a qualcosa di stabile e profondo. Tornare a chi siamo.


Il mito della carriera: una trappola moderna

Il concetto di carriera, così come lo conosciamo oggi, è relativamente recente. In precedenza, la vita era scandita da ruoli più stabili, spesso legati alla comunità, alla terra, alla spiritualità. Oggi, invece, la carriera è diventata una narrativa dominante: salire una scala, accumulare titoli, visibilità, denaro. Ma quante persone, pur avendo “tutto”, si sentono perse, vuote, scollegate?

Nel suo potente libro Refuse to Choose!, Barbara Sher parla delle persone che non si sentono fatte per una sola strada. Le chiama scanners, anime poliedriche che hanno bisogno di esplorare, creare, cambiare. Non sono sbagliate, non sono inconcludenti: stanno solo seguendo una vocazione più vasta, che non si può contenere in un’unica etichetta lavorativa. Questo libro è una piccola rivoluzione per chi si è sempre sentito “fuori posto” nel mondo del lavoro tradizionale.


Astrologia e vocazione: la verità nella decima casa

Anche l’astrologia può offrire uno specchio potente per comprendere la nostra missione. Tradizionalmente, la Decima Casa e il Medio Cielo (MC) sono stati associati alla carriera. Ma questa è una lettura limitata, figlia dello stesso paradigma della produttività. In realtà, la Decima Casa parla della nostra autorealizzazione, della nostra capacità di diventare “maestri” di qualcosa, e di offrirlo al mondo.

Il Medio Cielo è il punto più alto del cielo nel momento della nostra nascita. Non è un caso. Parla del nostro scopo più elevato, di ciò che possiamo diventare quando usciamo dai condizionamenti e diventiamo leader di noi stessi. Parla del servizio, non del successo. Parla di libertà, non di status.


Ritrovare la connessione con il Sé Superiore

La disconnessione con il nostro Sé più autentico non è colpa individuale. È il risultato di una lunga traiettoria culturale, sociale e spirituale. Ma oggi, in questo 2025, c’è anche una grande opportunità: quella di risvegliarci. Sempre più persone sentono il richiamo a “qualcosa di più”, a una vita che abbia senso, profondità, verità.

Questa chiamata è la nostra vocazione. E rispondere a quella chiamata è il primo atto rivoluzionario.


Un’esperienza personale

Nel mio percorso personale, questo tema è più che teorico. Ho una forte opposizione tra la terza e la nona casa — un dialogo costante tra mente concreta e ricerca di senso superiore. Inoltre, ho Sole e Saturno in Decima Casa, il che rende per me la missione una questione esistenziale: trovare una forma concreta, autorevole e responsabile per ciò che sono davvero venuta a fare.

Per chi volesse approfondire o condividere la propria esperienza, potete scrivermi a info.maps4change@gmail.com


Conclusione

Forse non siamo qui per avere una carriera. Forse siamo qui per portare qualcosa di unico, per essere qualcosa di vero. Il mondo non ha bisogno di altri “professionisti di successo”. Ha bisogno di anime sveglie, connesse, autentiche. Ha bisogno di te. E della tua vocazione.


Bibliografia e letture consigliate

  • Alain Ehrenberg, Le culte de la performance

  • Byung-Chul Han, La società della stanchezza e La società del rendimento

  • Maura Gancitano e Andrea Colamedici, Tu non sei Dio, Prendila con filosofia

  • Barbara Sher, Refuse to Choose!

  • Jacques Salomé, Il coraggio di essere te stesso

  • Alessandro Baricco, The Game

  • Franco “Bifo” Berardi, Futuro anteriore e La fabbrica dell’infelicità


 
 
 

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